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STUDIA LA STORIA DELL'OGGETTO
UNITA’ RESIDENZIALE OVEST
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| Nel
1968, Roberto Gabetti e Aimaro Oreglia d 'Isola ricevono da Roberto
Olivetti e Bruno Jarach (in qualità di amministratori delegati
della Olivetti) l'incarico di costruire un edificio "da destinarsi
a minialloggi". L'Unità residenziale Ovest - meglio nota
agli abitanti di Ivrea con il nome di "Talponia"- deve infatti
ospitare dipendenti Olivetti al primo insediamento nella città. |
| Tra i terreni proposti dalla committenza Gabetti
e Isola scelgono un terreno quasi di risulta, ai margini della
proprietà della Villa Casana, caratterizzato da un avvallamento
e dalla presenza di una natura non antropizzata. La costruzione
sfrutta la particolarità del sito - un terreno in leggero
declivio - per definire quello che da più parti è
stato indicato come un esempio di land architecture. |
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Il complesso si sviluppa su due piani secondo
una pianta semicircolare di quasi 70 m di raggio e di circa
300 metri di lunghezza ed è, per la parte esterna dell'emiciclo,
completamente interrato. Al suo interno sono collocati 12 alloggi
duplex e 70 alloggi simplex serviti da una strada coperta. I
simplex sono destinati a uno o due persone al massimo. La loro
superficie è di circa 50 mq organizzata su un unico ambiente:
un grande spazio la cui parete di fondo si affaccia sul grande
crescent interno. I servizi interni, sono collocati vicino all’ingresso.
I duplex sono destinati ad una piccola famiglia, 3 o 4 persone
massimo: al piano inferiore è la zona notte, al piano
superiore il soggiorno e la cucina. Ogni appartamento ha il
proprio garage: insieme costituiscono una corona circolare concentrica
a quella degli appartamenti. Gli accessi agli alloggi sono da
una strada interna all’arco di cerchio, che corre sotto
il declivio di terra ed è illuminata da lucernai in plexiglas
a forma di calotta sferica.
Agli stessi Gabetti e Isola si deve il progetto degli arredi
per gli alloggi, steso nei primi mesi del 1970 e realizzato
dalla ditta Boschis di Torino entro l’estate dello stesso
anno. Divani-letto, sgabelli, tavoli-scrittoio, cassettiere,
piani-lavabo sono i diversi elementi modulari dell’arredamento
dei simplex e dei duplex progettati in materiale durevole –
compresa la formica di rivestimento e il “tapisom”,
strato di gomma che ricopre anche tutti i pavimenti –
per garantire una lunga durata con manutenzione minima, data
la natura di “casa albergo” del residenziale.
Esternamente risultano visibili soltanto la parete vetrata continua
dell'affaccio degli alloggi: essa è un curtain-wall con
una fitta partitura di montanti in alluminio, elementi fissi
alternati a parti apribili; e la passeggiata panoramica che
funge da copertura, in quota con le vicine residenze di Figini
e Pollini: essa è prolungamento praticabile del terreno
circostante, costituita dal manto erboso, ed è evidenziata
solo dai lucernai in plexiglas. |
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L'Unità
residenziale Ovest viene costruita tra il 1968 e il 1971 con
la partecipazione, nella progettazione architettonica, di Luciano
Re e, nella progettazione strutturale, dell'ingegner Antonio Migliasso
della Sertec: i lavori sono eseguiti inizialmente dall'impresa costruttrice
Ermanno Piano di Genova (di proprietà del fratello di Renzo
Piano) e, successivamente, dalla stessa Sertec. Benché questo
progetto si allontani sia come impostazione sia come esiti formali
dalla "media" delle architetture del luogo (ma anche dalla
poetica fino ad allora perseguita da Gabetti e Isola), esso riprende
con successo la tradizione che vede Ivrea come luogo privilegiato
per la realizzazione di opere di alta raffinatezza progettuale e
qualità esecutiva da parte dei migliori protagonisti dell'architettura
italiana e internazionale. |
L’architettura
del Residenziale Ovest nasce da un luogo, volutamente marginale rispetto
all’eclettica “città razionalista” di Ivrea,
in dialogo con una natura che non denota interventi significativi
dell’uomo. L’edificio sembra sorgere per mimesis paesaggistica,
al di fuori di una biografia professionale che aveva fatto del dialogo
con il luogo costruito un terreno di continuo ripensamento. Ma l’analogia
naturalistica si ferma al disegno. La costruzione infatti sottolinea
la sua artificialità nell’uso dei materiali, tra i meno
mimetici, come nel proporzionamento della scansione di facciata, tra
le più classiche.
Il primo edificio italiano ufficialmente ricociuto come land architecture
propone un connubio tra natura e artificio, giocato ai suoi estremi:
gli alberi e il cristallo. Ma l’interesse per il Residenziale
Ovest è, in realtà, la proposta di un’architettura
per sottrazione. L’edificio è sottratto alla vista del
passante, deve essere cercato: la sua architettura non è pensata
come segno progettato per essere riconosciuto, ma come segno dentro
un universo di segni complessi, che deve essere decifrato.
Il Residenziale Ovest sfida l’horror vacui e la nuova
monumentalità che la contemporanea cultura architettonica,
non solo italiana, stava cercando nella high tech o in una metastorica
tipologia, e per questo stupisce l’unanime assenso da cui è
accolto.
La sua fortuna critica è costruita sul recupero dei valori
di anticipazione della ricerca di Gabetti e Isola, in una visione
della storia che tuttavia Portoghesi aveva chiamato, quindici anni
prima, un procedere per “scatti dialettici”, l’esigenza
di definire il nuovo in contrapposizione al vecchio. Una fortuna critica
che accomuna Gabetti e Isola ad altre figure particolarmente discusse
della loro generazione , come Aldo Rossi, e che pare costruita essenzialmente
sulla necessità di inventare un’altra tradizione. Il
fatto che il Residenziale Ovest non costituisse l’inizio di
una maniera, ma il recupero di un modo d’essere davanti al progetto
di architettura libero dal fantasma della continuità che solo
l’essere dentro una tradizione avrebbe potuto legittimare, doveva
essere immediatamente testimoniato dai successivi progetti di Gabetti
e Isola. |
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